Questo articolo ha finalità divulgative. Le informazioni qui contenute sono aggiornate alla data di pubblicazione ma non sostituiscono una consulenza legale professionale. Per situazioni specifiche, rivolgiti a un avvocato o a un centro antiviolenza.
Prima del 2019, in Italia denunciare violenza domestica o stalking significava spesso aspettare. Aspettare che la polizia raccogliesse la denuncia. Aspettare che il pubblico ministero decidesse se procedere. Aspettare che il giudice fissasse un'udienza. Nel frattempo, la vittima tornava a casa — spesso con l'aggressore.
La Legge 69/2019, chiamata Codice Rosso, ha cambiato questa logica. Ha introdotto tempi obbligatori, nuovi reati, misure di protezione più rapide e strumenti specifici per i casi più gravi. Non è una legge perfetta — nessuna legge lo è — ma rappresenta un cambiamento significativo nel modo in cui il sistema giudiziario italiano risponde alla violenza di genere.
Capire cosa prevede questa legge non è solo utile in caso di emergenza. È un atto di consapevolezza: sapere che esiste uno strumento, sapere come funziona, sapere a chi rivolgersi — tutto questo cambia la percezione della propria posizione, anche prima di decidere se e come agire.
1. Cosa è il Codice Rosso
Il Codice Rosso è il nome con cui è conosciuta la Legge 19 luglio 2019, n. 69, "Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere". Il nome richiama il codice di triage medico: come in pronto soccorso il codice rosso indica la massima urgenza, così la legge vuole che i casi di violenza di genere siano trattati con priorità assoluta.
3
giorni
Entro cui il PM deve sentire la persona offesa dopo la denuncia
30
giorni
Entro cui il giudice deve decidere su misure cautelari urgenti
5
nuovi reati
Introdotti o modificati dalla legge, incluso il revenge porn
Le novità principali introdotte dalla legge riguardano tre aree: i tempi del procedimento penale (ora obbligatoriamente più rapidi), le misure di protezione disponibili (più numerose e più facili da ottenere) e i reati specifici (alcuni nuovi, altri con pene aumentate).
2. I reati: cosa punisce la legge
Il Codice Rosso ha introdotto nuovi reati e inasprito le pene per quelli esistenti. Conoscere questi articoli non significa doverli citare a memoria — significa sapere che certi comportamenti hanno un nome legale preciso e sono perseguibili penalmente.
Maltrattamenti contro familiari e conviventi
Si applica quando i comportamenti abusivi sono sistematici e avvengono in un contesto familiare o di convivenza. Include non solo la violenza fisica, ma anche quella psicologica, economica e verbale quando è ripetuta e sistematica. Pena: da 3 a 7 anni di reclusione, aumentata se ci sono figli minori.
Atti persecutori (Stalking)
Si applica quando i comportamenti — pedinamenti, messaggi ossessivi, minacce, sorveglianza — causano un perdurante stato di ansia o paura, o costringono la vittima a modificare le proprie abitudini di vita. Pena: da 1 a 6 anni e 6 mesi di reclusione.
Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti
Il cosiddetto revenge porn. Si applica quando vengono diffuse, senza consenso, immagini o video a contenuto sessuale. Introdotto proprio dal Codice Rosso. Pena: da 1 a 6 anni di reclusione.
Costrizione o induzione al matrimonio
Si applica quando una persona viene costretta o indotta con violenza, minacce o inganno a contrarre matrimonio. Pena: da 1 a 5 anni di reclusione, aumentata se la vittima è minorenne.
Deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso
Introdotto dal Codice Rosso, si applica agli attacchi con acido o altri agenti che causano lesioni permanenti al viso. Pena: da 8 a 14 anni di reclusione.
3. Le misure di protezione disponibili
Oltre alle pene per i reati, il Codice Rosso prevede misure di protezione che possono essere richieste anche prima che il processo sia concluso — e in alcuni casi anche prima che inizi. Queste misure hanno l'obiettivo di mettere in sicurezza la vittima nel breve termine.
Allontanamento dalla casa familiare
Il giudice può ordinare all'aggressore di lasciare immediatamente la casa, anche se ne è il proprietario. La vittima non deve essere lei ad andarsene.
Divieto di avvicinamento
L'aggressore non può avvicinarsi alla vittima, ai suoi luoghi di lavoro, ai luoghi frequentati dai figli. Spesso include un braccialetto elettronico per il monitoraggio.
Divieto di comunicazione
L'aggressore non può contattare la vittima in nessun modo: telefono, messaggi, social media, lettere, tramite terzi.
Arresto in flagranza differita
Il Codice Rosso ha esteso la possibilità di arresto anche nelle 48 ore successive all'episodio, se ci sono prove video o fotografiche. Non è necessario che la polizia sia presente al momento.
Ammonimento del questore
Prima ancora della denuncia penale, è possibile chiedere al questore di ammonire l'aggressore. È uno strumento preventivo, utile soprattutto nei casi di stalking.
Ordine di protezione civile
Anche in sede civile (separazione, divorzio) è possibile ottenere misure di protezione urgenti. Il giudice civile può ordinare l'allontanamento e il divieto di avvicinamento.
4. Se sei straniera: cosa cambia
Una delle preoccupazioni più comuni tra le donne migranti che subiscono violenza è il timore che denunciare possa mettere a rischio il proprio permesso di soggiorno. Questa preoccupazione è comprensibile — ma la legge italiana prevede tutele specifiche.
Il permesso di soggiorno per vittime di violenza domestica (art. 18-bis)
Le vittime di violenza domestica che denunciano possono ottenere un permesso di soggiorno speciale previsto dall'art. 18-bis del D.Lgs. 286/1998, indipendentemente dalla loro situazione documentale precedente. Viene rilasciato dal Questore su parere del pubblico ministero, oppure su segnalazione dei centri antiviolenza o dei servizi sociali. Ha durata di un anno, consente di lavorare ed è rinnovabile. Nota: il precedente permesso per "motivi umanitari" è stato abolito nel 2018 (Decreto Sicurezza). Lo strumento oggi vigente per le vittime di violenza è specificamente questo art. 18-bis.
La denuncia non richiede documenti
Chiunque può denunciare una violenza, indipendentemente dal proprio status documentale. La polizia è obbligata a ricevere la denuncia. Non può rifiutarla perché la persona è irregolare, né può usare la denuncia come pretesto per avviare procedure di espulsione.
Il diritto all'interprete
Se non si parla italiano, si ha diritto a un interprete gratuito durante le fasi del procedimento penale. Questo diritto va richiesto esplicitamente, ma non può essere negato.
I centri antiviolenza accolgono tutte
I centri antiviolenza e le case rifugio accolgono donne indipendentemente dalla nazionalità e dallo status documentale. Molti hanno personale che parla più lingue o accesso a servizi di mediazione culturale.
5. Come denunciare: il percorso pratico
Denunciare non è semplice — emotivamente, praticamente, logisticamente. Ma conoscere il percorso in anticipo può ridurre la paura dell'ignoto e aiutare a prepararsi.
Prima della denuncia: mettiti al sicuro
Se sei in pericolo immediato, chiama il 112 (emergenza) o il 1522 (antiviolenza). Se puoi, allontanati dall'aggressore prima di procedere. I centri antiviolenza possono aiutarti a pianificare l'uscita in sicurezza.
Dove denunciare
Puoi denunciare presso qualsiasi stazione dei Carabinieri, commissariato di Polizia o procura della Repubblica. Puoi anche rivolgerti direttamente a un centro antiviolenza, che ti accompagnerà nel percorso.
Cosa succede dopo la denuncia
Entro 3 giorni, il pubblico ministero deve sentirti. Entro 30 giorni, il giudice deve decidere sulle misure cautelari urgenti. Questi tempi sono obbligatori per legge — non dipendono dalla disponibilità del tribunale.
Documenta tutto quello che puoi
Messaggi, email, screenshot, foto di lesioni, testimonianze di chi ha assistito. Non è necessario avere tutto prima di denunciare — ma ogni elemento documentato rafforza la tua posizione.
Hai diritto a un avvocato gratuito
Le vittime di violenza domestica e stalking hanno diritto al patrocinio a spese dello Stato, indipendentemente dal reddito. Questo significa che puoi avere un avvocato che ti assiste nel procedimento penale senza costi.
Numeri e risorse utili
1522 — Antiviolenza e Stalking
Numero gratuito, attivo 24/7. Supporto psicologico, legale e orientamento ai centri antiviolenza. Disponibile in più lingue.
112 — Emergenza
Per situazioni di pericolo immediato. Carabinieri e Polizia sono formati per rispondere ai casi di violenza domestica.
D.i.Re — Donne in Rete
Rete nazionale di centri antiviolenza. Supporto psicologico, legale, ospitalità in case rifugio.
direcontrolaviolenza.it
Telefono Rosa
Supporto legale, psicologico e sociale. Presente in molte città italiane.
telefonorosa.it
UNAR — Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni
Per casi in cui la violenza ha anche una componente discriminatoria (nazionalità, etnia, religione).
unar.it
Sportelli legali gratuiti
Molti comuni e ordini degli avvocati offrono sportelli di consulenza legale gratuita. Cerca 'sportello legale gratuito' + il nome della tua città.
Nota dell'autrice
Tatiana Russo — Giornalista / Studentessa di Psicologia. Questo articolo ha finalità divulgative e informative. Non sostituisce una consulenza legale professionale. Per situazioni specifiche, rivolgiti a un avvocato specializzato o a un centro antiviolenza.