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Quando la scuola fa paura: il bullismo verso i figli dei migranti

Non è solo bullismo. Quando l'accanimento prende di mira l'accento, il cognome o il colore della pelle, diventa qualcosa di più profondo: un attacco all'identità. Una guida per riconoscerlo, affrontarlo e proteggere i propri figli.

Tatiana Russo Gennaio 2026 12 minuti di lettura

C'è un momento che molti genitori migranti conoscono bene: il figlio torna da scuola e qualcosa è cambiato. Non lo dice subito. Forse non lo dice mai. Ma lo si vede nel modo in cui butta lo zaino, nel silenzio a tavola, nel mal di pancia che compare ogni mattina prima di uscire. È un dolore che non ha ancora un nome, ma che ha già cominciato a fare danni.

Il bullismo verso i figli dei migranti è un fenomeno reale, documentato e ancora largamente sottovalutato. Non perché le scuole non vogliano occuparsene, ma perché spesso manca la chiave per riconoscerlo nella sua specificità: non è solo un conflitto tra bambini, è un attacco all'identità, alla provenienza, alla famiglia. E questo cambia tutto — le conseguenze psicologiche, il modo in cui il bambino lo vive, e il modo in cui gli adulti devono rispondere.

Questo articolo è scritto per i genitori che sospettano che qualcosa non vada, per quelli che non sanno come nominarlo, e per chi vuole capire come agire — dentro casa, a scuola, e se necessario, con il supporto di un professionista.

1. Non è solo bullismo: la doppia vulnerabilità

Il bullismo "ordinario" — quello tra pari, basato su dinamiche di potere e prevaricazione — è già di per sé un problema serio. Ma quando l'accanimento prende di mira l'accento, il cognome straniero, il colore della pelle, il cibo che il bambino porta da casa o la lingua che parla con i genitori, si entra in un territorio diverso. Si chiama bullismo discriminatorio, e ha caratteristiche psicologiche e legali proprie.

Il figlio del migrante si trova in una posizione che gli psicologi definiscono di doppia pertenenza ferita: non si sente del tutto italiano davanti ai compagni, ma non si sente nemmeno del tutto venezuelano (o colombiano, o rumeno, o marocchino) perché sta crescendo in Italia. Questo spazio intermedio — che in psicologia interculturale si chiama identità ibrida — è esattamente dove il bullismo fa più male. Perché colpisce non un comportamento o una caratteristica modificabile, ma l'essenza stessa di chi si è.

"Quando mi prendevano in giro per il mio accento, non mi sentivo solo umiliata. Mi sentivo come se stessero dicendo che mia madre, mio padre, la mia casa — tutto quello che ero — era sbagliato."

— Testimonianza raccolta in contesto di supporto psicologico

La ricerca in psicologia dello sviluppo mostra che i bambini e gli adolescenti figli di migranti che subiscono questo tipo di accanimento sviluppano con maggiore frequenza: vergogna del proprio origine, rifiuto della lingua materna, conflitto di lealtà verso i genitori ("se parlo italiano a casa, tradisco mia madre?"), ansia sociale e, nei casi più gravi, sintomi depressivi. Il meccanismo è quello che gli esperti chiamano acculturazione forzata: la pressione, spesso inconscia, di cancellare la propria identità per poter appartenere.

2. Come si manifesta: le forme che gli adulti non riconoscono

Il bullismo discriminatorio verso i figli dei migranti raramente si presenta come un episodio violento e visibile. Molto più spesso è fatto di piccole cose che, prese singolarmente, sembrano innocue — ma che si accumulano giorno dopo giorno con effetti devastanti.

Le parole

  • Battute sull'accento o sulla pronuncia
  • Soprannomi legati alla nazionalità
  • Commenti sul cibo portato da casa
  • "Ma sei italiana o no?"
  • Imitazioni della lingua dei genitori

L'esclusione

  • Non essere invitato ai compleanni
  • Essere ignorato durante i lavori di gruppo
  • Essere escluso dalle chat di classe
  • Nessuno che si siede vicino
  • Non essere scelto nelle attività sportive

Il cyberbullismo

  • Meme o foto modificate con riferimenti all'origine
  • Messaggi offensivi nei gruppi WhatsApp
  • Commenti sui social legati alla provenienza
  • Condivisione di video per ridicolizzare
  • Esclusione dai gruppi online della classe

La svalutazione culturale

  • "Voi nel tuo paese fate così"
  • Commenti negativi sulla cultura d'origine
  • Svalutare le tradizioni familiari
  • Mettere in discussione il diritto di stare in Italia
  • Commenti sul permesso di soggiorno dei genitori

Un elemento che rende questo tipo di bullismo particolarmente insidioso è che spesso i compagni — e talvolta anche gli insegnanti — non lo riconoscono come tale. "Stava solo scherzando", "è solo una battuta", "non voleva offendere" sono risposte comuni che invalidano l'esperienza del bambino e lo lasciano solo con il suo dolore. Questa minimizzazione è essa stessa una forma di danno.

3. Segnali d'allarme per i genitori

I figli dei migranti spesso nascondono il bullismo subito per non preoccupare i genitori — che già affrontano mille difficoltà — o perché temono che la famiglia "non capisca" il contesto scolastico italiano. Ecco perché è fondamentale che i genitori imparino a leggere i segnali indiretti.

Cambiamento improvviso di umore al rientro da scuola
Rifiuto di andare a scuola, con pretesti fisici (mal di pancia, mal di testa)
Calo del rendimento scolastico senza cause apparenti
Ritiro sociale: non vuole più vedere amici o uscire
Cambiamenti nel sonno o nell'appetito
Evita di parlare di scuola o cambia argomento
Inizia a vergognarsi della propria origine o della lingua dei genitori
Chiede di cambiare il proprio nome o cognome
Smette di parlare la lingua madre in pubblico
Comportamenti regressivi (es. pipì a letto nei bambini più piccoli)
Irritabilità o aggressività insolita a casa
Segni fisici inspiegabili: lividi, oggetti rotti o mancanti

4. L'impatto psicologico: perché non bisogna aspettare

Uno degli errori più comuni è pensare che i bambini "dimentichino" o "superino" queste esperienze con il tempo. La ricerca psicologica dice il contrario: il bullismo subito in età scolare, specialmente quando ha una componente discriminatoria, lascia tracce che possono persistere nell'adolescenza e nell'età adulta.

Tra le conseguenze più documentate troviamo: bassa autostima cronica, difficoltà nelle relazioni sociali, ansia generalizzata, depressione, e in alcuni casi disturbi post-traumatici da stress. Ma c'è una conseguenza specifica per i figli dei migranti che merita attenzione particolare: la rottura del legame con la propria cultura d'origine.

Quando un bambino impara che la sua lingua, il suo cognome o le sue tradizioni sono fonte di derisione, può iniziare a rifiutarle attivamente. Smette di parlare spagnolo (o arabo, o rumeno) con i genitori. Si vergogna del cibo che porta da casa. Nega la propria provenienza davanti ai compagni. Questo processo — che sembra una strategia di sopravvivenza — è in realtà una perdita profonda: il bambino si separa da una parte di sé per poter appartenere, e questa separazione ha un costo psicologico enorme.

La psicologia interculturale chiama questo processo acculturazione per assimilazione forzata: il bambino non integra le due culture, ma sacrifica una per sopravvivere nell'altra. Le conseguenze a lungo termine includono un senso cronico di non appartenenza — "non sono abbastanza italiano, ma non sono più abbastanza me stesso" — che può diventare la base di una sofferenza identitaria duratura.

5. Come agire: guida pratica per i genitori

1Parlate con vostro figlio senza minimizzare né dramatizzare

Il primo passo è creare uno spazio sicuro in cui il bambino possa raccontare senza paura di essere giudicato o di "creare problemi". Evitate frasi come "non ci fare caso" o "sei troppo sensibile" — invalidano l'esperienza. Preferite: "Capisco che fa male. Hai fatto bene a dirmelo. Insieme troviamo una soluzione." Fate domande aperte: "Come stai a scuola? C'è qualcosa che ti pesa?"

2Documentate tutto

Prima di contattare la scuola, raccogliete le informazioni: date, luoghi, nomi dei presenti, descrizione di cosa è successo. Se ci sono messaggi o screenshot di cyberbullismo, conservateli. Questa documentazione è fondamentale sia per il colloquio con la scuola sia, se necessario, per una segnalazione formale.

3Contattate la scuola in modo formale

Il primo interlocutore è l'insegnante di riferimento o il coordinatore di classe. Se la risposta non è soddisfacente, il passo successivo è il Dirigente Scolastico (preside), con una comunicazione scritta (email o lettera raccomandata) che lasci traccia. Ogni scuola italiana è tenuta ad avere un Piano di Prevenzione del Bullismo e una figura referente. Chiedete esplicitamente di conoscerla. Se la componente discriminatoria è evidente, potete menzionare il D.Lgs. 215/2003 sulla parità di trattamento indipendentemente dall'origine etnica.

4Rafforzate l'identità culturale a casa

Uno degli antidoti più potenti al bullismo discriminatorio è un bambino che sa chi è e ne va fiero. Continuate a parlare la vostra lingua a casa. Celebrate le tradizioni del paese d'origine. Raccontate la storia della famiglia. Mostrate che provenire da un altro paese è una ricchezza, non una mancanza. I bambini che hanno un'identità culturale solida reggono meglio agli attacchi identitari.

5Cercate supporto professionale se necessario

Se i sintomi persistono — insonnia, rifiuto scolastico, tristezza prolungata — non aspettate. Un colloquio con il medico di base è il primo passo per accedere a un supporto psicologico. In molte scuole italiane esiste uno sportello psicologico gratuito: chiedete alla segreteria se è disponibile. Non è un segnale di debolezza — è la cosa più intelligente che un genitore possa fare.

6. Il quadro legale in Italia

Quando il bullismo ha una componente discriminatoria — cioè quando prende di mira l'origine etnica, la nazionalità o la religione — non è solo un problema disciplinare scolastico: può configurare illeciti civili e, nei casi più gravi, penali.

NormativaCosa prevedeQuando si applica
Legge Mancino (L. 654/1975, mod. L. 85/2006)Punisce la propaganda, l'istigazione e l'incitamento all'odio razziale, etnico o religiosoQuando le offese hanno carattere sistematico e pubblico
D.Lgs. 215/2003Vieta la discriminazione diretta e indiretta basata sull'origine etnica o razzialeIn ambito scolastico, lavorativo e nell'accesso ai servizi
Legge 71/2017 (Cyberbullismo)Prima legge italiana specifica sul cyberbullismo, prevede ammonimento del minore e misure di protezionePer atti di cyberbullismo verso minori
Art. 572 c.p. (Maltrattamenti)Punisce i maltrattamenti verso persone della famiglia o affidateNei casi più gravi e continuativi, anche in contesto scolastico
D.M. 5 febbraio 2007 (Linee guida MIM)Obbliga le scuole ad adottare piani di prevenzione e contrasto al bullismoOgni istituto scolastico italiano è tenuto ad applicarle

È importante sapere che, trattandosi di minori, le procedure legali seguono percorsi specifici attraverso il Tribunale per i Minorenni. Se ritenete che il caso sia grave e la scuola non stia agendo adeguatamente, potete rivolgervi a un avvocato specializzato in diritto minorile o alle associazioni di tutela dei diritti dei migranti presenti nel vostro territorio.

7. Dove rivolgersi in Italia

Telefono Azzurro

Emergenza

19696

Linea di ascolto per bambini e adolescenti in difficoltà, attiva 24h/24. Gratuita e anonima.

https://www.azzurro.it →

UNAR — Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali

Discriminazione

800 90 10 10

Segnalazione di episodi di discriminazione razziale ed etnica. Dipende dalla Presidenza del Consiglio.

https://www.unar.it →

Sportello Psicologico Scolastico

Supporto psicologico

Chiedere in segreteria

Molte scuole italiane dispongono di uno psicologo scolastico gratuito. Verificate con la segreteria del vostro istituto.

Mediatore Culturale

Mediazione

Comune o ASL di riferimento

Figura professionale che facilita la comunicazione tra famiglie migranti e istituzioni scolastiche e sanitarie.

UNHCR Italia

Migranti

Supporto e orientamento per famiglie richiedenti asilo e rifugiate, inclusi servizi per minori.

https://www.unhcr.org/it →

Save the Children Italia

Minori

Programmi di supporto per minori migranti e non accompagnati, inclusi servizi psicologici e legali.

https://www.savethechildren.it →

8. Un messaggio per i figli

Se stai leggendo questo articolo e sei tu il bambino o il ragazzo che sta vivendo questa situazione, voglio dirti una cosa importante: quello che ti sta succedendo non è colpa tua. Non c'è niente di sbagliato nel tuo accento, nel tuo cognome, nel paese da cui vengono i tuoi genitori o nella lingua che parli a casa. Chi ti prende in giro per queste cose sta sbagliando — non tu.

Crescere tra due culture è difficile, ma è anche un dono che non tutti hanno. Parlare due lingue, conoscere due modi di vedere il mondo, avere radici in posti diversi — queste non sono debolezze. Sono risorse che ti porterai per tutta la vita.

Parla con un adulto di cui ti fidi. Non devi affrontare questo da solo.

Nota dell'autrice

Tatiana Russo — Giornalista / Studentessa di Psicologia. Il contenuto ha finalità divulgative e informative. Non sostituisce una consulenza psicologica, legale o medica professionale. Se la situazione del tuo bambino ti preoccupa, rivolgiti a un professionista qualificato.

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